“Un anno dal Cottolengo ti cambia la vita”
Ogni esperienza di servizio porta con sé incontri, emozioni e piccoli gesti che lasciano un segno profondo. Pubblichiamo la lettera che i giovani volontari che hanno vissuto l’esperienza del Servizio Civile Universale nella Piccola Casa di Trentola-Ducenta, nell’anno 2025-2026, hanno scritto alla Famiglia Cottolenghina. Le loro parole raccontano non solo le attività svolte, ma testimoniano che l’esperienza del Servizio Civile diventa un’occasione concreta per mettersi in gioco, crescere e scoprire il valore del prendersi cura degli altri.
Un anno fa siamo entrati qui quasi in punta di piedi, senza sapere davvero cosa ci aspettasse. Oggi invece usciamo dal Cottolengo con il cuore pieno, pieno di volti, di ricordi, di emozioni, di insegnamenti e soprattutto di persone che, senza rendersene conto, ci hanno cambiato la vita.
Ci sono posti che si attraversano… e poi ci sono posti che entrano dentro così profondamente da diventare parte di noi. Perché sì, alla fine quel titolo era vero davvero: “Un anno al Cottolengo ti cambia la vita”, e forse lo abbiamo capito poco alla volta, nei gesti più semplici. In una mano stretta forte. In un sorriso ricevuto in un momento no. In una risata nei corridoi. In una carezza. In uno sguardo che diceva più di mille parole.
Agli ospiti vogliamo dire grazie con tutto il cuore: siete stati voi l’anima di questo posto, il pilastro portante del Cottolengo. Ogni giorno ci avete insegnato qualcosa senza nemmeno saperlo, ci avete insegnato che la fragilità non è debolezza, che anche nei momenti più difficili si può trovare la forza di sorridere, che la presenza vale più di tante parole. Con voi abbiamo condiviso giornate leggere e giornate pesanti, momenti divertenti e altri più difficili, ma ogni singolo momento resterà dentro di noi. Porteremo sempre nel cuore le chiacchierate fatte anche cento volte, le storie raccontate con gli occhi lucidi, le battute improvvise, le richieste ripetute, gli abbracci dati senza motivo, le mani cercate per sentirsi meno soli. Porteremo con noi i vostri nomi, i vostri volti e soprattutto l’affetto che ci avete dato ogni giorno.
Forse siamo arrivati pensando di dover dare qualcosa a voi, ma la verità è che siete stati voi a dare tantissimo a noi. Ci avete insegnato a rallentare, ad ascoltare davvero, a capire quanto valore abbia anche solo restare accanto a qualcuno, e quando un giorno ripenseremo a questa esperienza, la prima cosa che ci verrà in mente, SARETE VOI.
Grazie alle OSS, che ci hanno mostrato cosa significa lavorare con il cuore anche nella stanchezza, nei turni pesanti e nelle giornate difficili. Vi abbiamo viste prendervi cura degli ospiti con pazienza, forza e dedizione, e da voi abbiamo imparato tantissimo.
Grazie agli infermieri Clara, Raffaele, Roberto e Alfredo che durante questo anno sono stati presenza, supporto e compagnia. Ci avete accolti, aiutati e accompagnati in questo percorso facendoci sentire parte della squadra. Porteremo sempre con noi le risate, i momenti condivisi e soprattutto le parole di Raffaele: “Nu mettet fatic miezz”. Una frase che ormai ci farà pensare per sempre a questo anno e a tutto quello che abbiamo vissuto qui dentro.
Grazie anche ad Anna, che pur essendo stata con noi per poco tempo, è riuscita comunque a lasciare un ricordo bello nel nostro percorso.
Grazie ai fisioterapisti, per la disponibilità, la pazienza e per averci fatto capire quanto sia importante aiutare qualcuno a rialzarsi, non solo fisicamente ma anche moralmente.
Grazie alla portineria, perché siete stati il primo volto che incontravamo entrando e l’ultimo saluto prima di andare via. Nei giorni belli e in quelli più stancanti c’era sempre un sorriso, una battuta o un semplice “buona giornata” che riusciva a farci sentire accolti. E anche queste piccole cose, alla fine, diventano ricordi enormi.
Grazie alla Direzione, per averci dato la possibilità di vivere un’esperienza che ci porteremo dentro per sempre.
E infine grazie alle nostre Educatrici/Olp. Non sempre il rapporto è stato semplice, ci sono stati alti e bassi, incomprensioni e momenti in cui forse non ci siamo sentiti capiti fino in fondo. Però anche questo ha fatto parte del percorso. Anche dalle difficoltà abbiamo imparato qualcosa, e oggi scegliamo di portarci dietro soprattutto il bello di questa esperienza. Non con tutte si è creato lo stesso rapporto, ma ognuna, nel bene o nel male, ha lasciato qualcosa nel nostro cammino. Ci avete aiutato a crescere, a maturare, ad affrontare situazioni nuove e a capire cosa significhi davvero stare in un ambiente come questo, e forse oggi, guardandoci indietro, possiamo dire che anche le difficoltà ci hanno resi più forti.
Ma un grazie speciale vogliamo dedicarlo anche a noi ragazzi del servizio civile, perché senza accorgercene siamo diventati una piccola famiglia. Abbiamo attraversato insieme giornate pesanti, momenti di stanchezza, risate improvvise, sfoghi, ansie, emozioni e anche tante soddisfazioni. Sono nati legami veri, rapporti sinceri che porteremo fuori da queste mura. Ci siamo sostenuti nei giorni difficili e abbiamo condiviso quelli più belli, e forse una delle cose più preziose che ci lascia questo anno sono proprio le persone che abbiamo trovato lungo il cammino. Perché alla fine il Cottolengo per noi non sarà mai solo il posto dove abbiamo svolto il servizio civile, sarà il posto dove siamo cresciuti, dove abbiamo imparato ad emozionarci davvero, dove abbiamo lasciato una parte di noi, e forse, senza accorgercene, qui siamo diventati persone un po’ migliori.
Oggi finisce il servizio civile, ma non finirà quello che questo posto ci ha lasciato dentro. Andremo via con il cuore pieno di emozioni, di volti, di insegnamenti e di ricordi che porteremo sempre con noi.
Grazie a questa grande famiglia, Grazie Cottolengo, perché sì… ci hai cambiato la vita davvero.
Con affetto,
I ragazzi e le ragazze del Servizio Civile


















