Festa di San Giuseppe Cottolengo - 2017

29 aprile 1917: Papa Benedetto XV proclamava “beato” il canonico Cottolengo.

Oggi, a cent’anni da quel giorno, la Piccola Casa di Biella celebra il ricordo del suo amato Fondatore. Durante la novena in preparazione a questo giorno di festa e di ringraziamento la comunità cottolenghina ha accolto ed ascoltato la parola di alcuni sacerdoti biellesi che si sono succeduti per le celebrazioni eucaristiche: Don Paolo Loro Milan, Don Ezio Saviolo, Don Gabriele Leone, Don Filippo Nelva, Don Mario Parmigiani.

Sabato alle 10.00 Monsignor Gabriele Mana ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica; nell’omelia ha richiamato il tema della presenza di Dio, tradizionalmente raffigurata come l’occhio trinitario di Dio che custodisce con tenerezza i suoi figli, che ama e a cui provvede incessantemente. Monsignor Mana ha indicato ad esempio per tutti la prima comunità cristiana, di cui si parla negli atti degli apostoli, come modello di condivisione dei beni materiali e spirituali. Nessuno tra di loro era bisognoso, perché tutto era messo in comune: l’allegrezza della fraternità, l’aiuto reciproco, la compassione, il perdono; è questa la vita nuova che il santo Cottolengo desidera per ogni suo figlio e figlia perché, mossi dall’urgenza dell’amore, possano vivere per Dio nella carità.

La beatificazione, di cui oggi ricorre il centenario, ci riporta al 1917, in pieno conflitto mondiale, definito dal papa Benedetto XV “l’inutile strage”. Il contrasto tra la violenza spietata della guerra e l’eroismo della carità del canonico Cottolengo, sottolineato dal pontefice, appare oggi quanto mai attuale. Nonostante i cento anni trascorsi poco è cambiato rispetto a quanto denunciava il pontefice nell’enciclica Ad Beatissimi nel 1914: «la mancanza di mutuo amore fra gli uomini», il bene materiale «fatto unico obbiettivo dell’attività dell’uomo» e gli odi nazionalistici «portati al parossismo». Papa Benedetto XV condannava la cultura del proprio tempo che esaltava l’odio, l’istinto, la lotta per la sopravvivenza.

Oggi poco è cambiato: l’egoismo, l’idolatria del denaro e del potere sono elevati ad ideologie; il Cottolengo è una voce che dice all’uomo di oggi che la carità è amore gratuito e disinteressato verso il prossimo, ed esige una relazione che non solo riconosce il valore inalienabile dell’altro, ma opera perché chi è insignificante e non considerato nella società umana possa veder riconosciuto, difeso e tutelato il proprio diritto alla dignità, come possibilità di reciprocità paritaria, di progettualità e di futuro. In accordo con quanto afferma Papa Francesco la famiglia cottolenghina testimonia che “Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri…Il povero quando è amato è considerato di grande valore, e questo differenzia l’autentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia” (EG 197;199).

La festa intorno alla mensa eucaristica è poi continuata nella festa della koinonia; come in una grande famiglia abbiamo gustato la gioia dello stare insieme, anche grazie all’abilità generosa del personale della cucina che ha preparato e servito un pranzo delicato e squisito.

I festeggiamenti sono continuati nella giornata di domenica con una ricca sottoscrizione a premi il cui ricavato sarà offerto alla parrocchia di Flavio Alfaro, in Ecuador, per la ricostruzione dopo il terremoto dello scorso anno; dal mese di novembre sono impegnati in quella comunità padre Antonio e padre Rexon, sacerdoti cottolenghini. Il pomeriggio è stato rallegrato dalla musica e dalla bravura di Giorgio e Moreno.

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (EG 1): nella vita del Cottolengo questa esperienza divinamente umana e umanamente divina è esplosa in due sole parole, sintesi della sua vita e della sua opera: Deo gratias!



Piccola Casa della Divina Provvidenza
Via Cottolengo 14 -Torino-
Tel: 011.5225560 - FAX: 011.5225567
E-mail: sito.assistenza@cottolengo.org

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