Reliquia del Beato Paleari a Ducenta

20-24 marzo 2014

La Casa Cottolengo di Trentola Ducenta ha vissuto quattro intense giornate di preghiera, spiritualità e riflessione all’insegna della conoscenza del beato Paleari. -Locandina-

Qui di seguito, le riflessioni di una volontaria dell'AVC e di una giovane del Servizio Civile

 

 

Quattro giorni alla scuola di don Francesco Paleari, Beato di Rita Della Volpe Volontaria A.V.C.

Gli uomini amati dal Signore sono portatori di gioia pura sia da vivi che da morti. Il Beato don Francesco Paleari (o molto semplicemente don Franceschino, come si usava chiamarlo) ha fatto vivere alla famiglia cottolenghina di Trentola Ducenta quattro giorni di.....grazia. Si, infatti, abbiamo avuto il privilegio di ospitare in Casa nostra la reliquia del Beato.

Sono stati giorni intensi di preghiera e di meditazione, sicuramente nello stile semplice e sobrio che si addice al nostro Beato don Francesco. Non stiamo qui a decantare le virtù di Francesco Paleari, a questo hanno già pensato menti molto più adatte allo scopo, ma vogliamo condividere il clima di gioia, di festa, di famiglia, di appartenenza che ha caratterizzato questi giorni.

Dicevo prima: quattro giorni di grazia, si, perché il tempo trascorso non è stato solo krònos, ma soprattutto kairòs, tempo di grazia, tempo favorevole. Tutto è iniziato con il raduno, il pomeriggio del 20 marzo, in piazza Padre Paolo Manna, a Ducenta. Molti gli ospiti del Cottolengo presenti con le suore, i volontari dell'AVC, quelli del Servizio Civile, simpatizzanti e fedeli che a titolo personale hanno aderito alla manifestazione. Tutto si è svolto con ordine, compostezza, perché i presenti erano lì unicamente per ringraziare il Signore per il dono di un uomo come il Beato Paleari.

In processione, cantando e pregando attraverso le strade della città, ci siamo portati nella Cappella della Piccola Casa dove era già pronto il “tronetto” su cui esporre la Reliquia. La stola adagiata dietro il supporto per la teca ha ricordato a tutti che don Francesco è soprattutto un sacerdote con il compito di condurre le anime in Patria, nel Regno dell'Amore eterno di Dio.

In serata abbiamo ricevuto un altro grande dono, la parola illuminante del nostro vescovo, S.E. Rev.ma Mons. Angelo Spinillo. Una lectio divina sul tema: I luoghi della Speranza. Sono presenti amici della comunità di Sant'Egidio, della Charitas diocesana oltre ai volontari del Cottolengo e a quanti conoscono la Piccola Casa. Certamente quando il nostro vescovo ha programmato le sue catechesi quaresimali, non aveva pensato al Beato Paleari, ma quale tema poteva essere più adatto alle celebrazioni del nostro don Francesco di questo: I luoghi della Speranza?

Mons. Spinillo ha messo in risalto che i luoghi della Speranza sono quelli dove l'esercizio della Carità è stile di vita. La Carità non può essere prerogativa di un gruppo, ma di tanti gruppi che con linguaggi diversi, modalità diverse, tendono allo stesso fine. E' lo Spirito Santo che spinge tutti e ci fa camminare. Nessuna delle attività che mettiamo in azione può durare a lungo senza la Carità. Ha commentato, poi, il testo di Tobia 4,5-11.15-19. La sua lectio è stata a dir poco magistrale, ma allo stesso tempo semplice, comunicativa, qualcuno ha detto: sembrava di ascoltare un padre che dà consigli ad un figlio. Possiamo riassumere il tutto in poche espressioni. Tobia è un uomo timorato di Dio, un deportato che ha un'attenzione particolare verso i fratelli della sua stessa fede (seppellisce i cadaveri di persone, morte, evidentemente, a seguito di violenza, trattandosi di schiavi, di deportati). Tobia a un certo punto diventa cieco. La moglie gli rinfaccia che questa è la ricompensa per tutto il bene che ha fatto. Per chi esercita la Carità, sottolinea il nostro vescovo, c'è la ricompensa: Nel fare l'elemosina, il tuo occhio non abbia rimpianti. Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo. L'elemosina libera dalla morte e impedisce di entrare nelle tenebre. L'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo. La ricompensa c'è, è quella di Dio. La ricompensa è essere nello sguardo di Dio.

Giornata molto intensa anche quella di venerdi, 21 marzo, giornata vocazionale. Oltre alle suore, agli ospiti di casa, ai volontari, agli amici, erano presenti, nel salone polifunzionale, alcuni seminaristi del seminario vescovile di Aversa, accompagnati dal rettore. Don Carmine Arice ha presentato il nostro Beato: Luminoso Testimone dell'Amore di Dio, come ebbe a definirlo papa Benedetto XVI. Una presentazione che ha destato affetto, simpatia, ammirazione verso il Paleari. Nella sua vita non ci sono episodi eccezionali, eventi eclatanti, ma solo l'esempio di una vita sacerdotale ordinaria, vissuta in modo straordinario. Come non restare colpiti da alcune frasi pronunciate dal Beato: “Domine, fac me furbum!”, “Facciamoci furbi, il Paradiso è per noi”, “Tendiamo alla santità colla umiltà e colla pazienza”, “Sono rimasto quel semplice sacerdote in servizio dei poveri del Cottolengo che mi voleva la mia vocazione”, “Il Signore ci manda le sofferenze per tre P: per Pena, per Prova, per Premio. Se tale è la volontà di Dio bisogna farla per forza ed è meglio rassegnarvisi volenterosamente e il Signore penserà e provvederà. Non per forza, ma per amore, o meglio per forza d'amore”.

Grazie a don Carmine abbiamo imparato a conoscere questo sant'uomo, l'abbiamo sentito vicino, l'abbiamo ammirato, ma soprattutto l'abbiamo amato con il cuore pieno di gratitudine verso il Signore che ci ha fatto questo grande dono. Alla relazione è seguita la celebrazione eucaristica concelebrata da don Carmine e da un altro sacerdote cottolenghino, don Enrico Chiesa. Nell'omelia don Carmine ha messo in risalto come la Provvidenza di Dio sconvolge i piani degli uomini, va al di là di qualsiasi aspettativa umana. Quello di cui mai dobbiamo dubitare è che: Dio è provvidente, è misericordioso, è fedele.

Arriviamo così a sabato, 22 marzo, giornata della solidarietà. Sono presenti in chiesa associazioni come l'UALSI, i giovani della Parrocchia Santa Croce con i loro ammalati, disabili affidati ai volontari della GiCo oltre agli ospiti di casa, alle suore, ai volontari. La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal nostro vescovo, mons. Angelo Spinillo. La celebrazione, come tutte le altre, è stata animata dal coro del Cottolengo, formato da ospiti e volontari, sotto la guida del nostro maestro Nicolino. Nell'omelia il vescovo ha sottolineato che nonostante i tanti esempi negativi che abbiamo intorno a noi, la presenza dei santi ci dice che l'amore, l'amore vero è possibile. Il Signore sa compiere cose grandi nel cuore dell'uomo. Il brano del vangelo di Giovanni “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, ci conferma, sottolinea il vescovo, che la gioia non poggia su false certezze, la gioia piena è quella dei santi il cui cuore è mosso dall'amore di Dio. I santi scoprono nell'amore il senso vero della vita. Solo chi ama e si sente amato possiede la vera gioia. Una vita è sprecata, continua il vescovo, non quando facciamo cose che ci sembrano inutili, ma quando non riusciamo a vedere la gioia nel volto dell'altro. Il Beato Francesco ha saputo vedere nei sofferenti il volto di Dio. Sicuramente, dopo questa celebrazione, saranno stati non pochi quelli che se ne sono tornati alle loro case con un cuore pieno di speranza e di gratitudine. Siamo arrivati quasi alla fine delle nostre celebrazioni.

E' domenica, 23 marzo: giornata della preghiera. La celebrazione eucaristia è stata presieduta da don Enrico Chiesa e concelebrata da padre Fausto Crotta, missionario del PIME. La chiesa è gremita, la partecipazione è intensa. Don Chiesa con una semplicità, che oserei definire cottolenghina, nell'omelia ha messo in risalto come il Signore previene sempre, noi abbiamo l'illusione di fare, di muoverci, ma è il Signore che ci viene incontro per soddisfare la nostra sete di infinito, come ha fatto con la Samaritana. Da parte nostra ci dev'essere la disponibilità a lasciarci prendere per mano, ad abbandonarci alla sua volontà, a riconoscerlo nostro compagno di viaggio. Non è questo che ha fatto in tutta la sua vita il beato Francesco Paleari? Non è lui, don Franceschino, l'uomo che, sulle orme del Santo Cottolengo (come abbiamo cantato tante volte in questi giorni), ha saputo incontrare l'altro attraverso i gesti profondamente umani della simpatia e della solidarietà? Con viva commozione, alla fine della celebrazione, i partecipanti all'Eucaristia si sono accostati all'altare per baciare la reliquia del Beato.

Giornata di preghiera, questa domenica, che non poteva non concludersi, nel pomeriggio, con l'Adorazione eucaristica, la recita del Santo Rosario e del Vespro. Erano presenti diverse comunità di suore.

La mattina di lunedi, 24 marzo, dopo la celebrazione eucaristica e la recita delle Lodi, la reliquia del Paleari ha lasciato la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Trentola Ducenta. “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”. Credo che queste parole del vangelo di Giovanni ben si adattino ad interpretare i sentimenti della maggior parte dei partecipanti alle celebrazioni per il Beato Francesco Paleari.

Clima gioioso, clima di festa, ma soprattutto clima di famiglia, di appartenenza quello che ha saputo suscitare la presenza della reliquia del Beato don Francesco. Come non sentirsi grati al Signore per quanto ci ha dato? Cosa possiamo aggiungere se non un Deo Gratias che scaturisce dal profondo del cuore?

 

Per Amore di Vincenza Cantile Volontaria sevizio civile nazionale

‘’Il Paleari è un pugno allo stomaco per i giovani’’!

In questo modo ha esordito Don Carmine Arice con la sua relazione per presentare alla comunità Cottolenghina di Trentola Ducenta il beato Francesco Paleari, Don Franceschino, come tutti erano soliti chiamarlo, un uomo semplice, che ha condotto una vita semplice, fatta di semplici gesti, sempre all’insegna ed in nome della sua fervida fede, senza smettere mai di “vedere ogni cosa dall’alto”.

In che modo il vissuto, l’esempio ed il messaggio di quest’uomo possono influire sulle nostre vite, e soprattutto perché tutto questo risuona come un pugno allo stomaco per un giovane? Agli occhi di tutti la nostra è la generazione dei fannulloni, dei nullafacenti, dei senza valori. La nostra vita sembra essere una perenne ricerca di un senso che non sembra esserci, che appare talvolta lontano, irraggiungibile, introvabile ma che molto spesso è nascosto nelle piccole cose, nelle cose ‘semplici’, è riposto lì, custodito come un tesoro, del quale si riesce a percepire il reale valore solo dopo averlo trovato e toccato con mano. Scovare questo tesoro per molti è impossibile, si crede che sia addirittura introvabile, ma in realtà basta poco, molto poco, per riuscire ad ottenere tanto. La sua peculiarità e specialità risiede nel fatto che non è un bene materiale, spesso non è neanche tangibile ma riesce ad irradiare una luce talmente forte da far sembrare inconsistente lo splendore dell’oro a confronto. Questo bene, è tale poiché in esso racchiude il senso di ogni cosa, anche di ciò che apparentemente sembra non averne; la vera impresa è rendersi conto di questa grande magia e riuscire ad apprezzarla. Nulla di magico o di speciale sembra esserci in due gambe che non camminano, in due braccia che non s’incontrano mai, in due occhi che non hanno mai visto la luce, in una voce che non si è mai fatta sentire o in orecchie che non hanno mai udito; nulla sembra esserci in tutto questo, quantomeno nulla di buono, nulla di bello, nulla degno di essere vissuto, ma tutto privo di un senso. Nulla sembra esserci eppure tutto c’è, tutto ha un senso, tutto è bello, tutto è pieno, tutto è vero, poiché tutto genera amore, poiché tutto è amore.

Riflettendo su questo ci si rende conto che basta davvero poco per trovare un senso, basta poco per permettere a quelle gambe di camminar lontano, a quelle mani di stringersi forte, a quegli occhi di vedere ogni sfumatura di colore, a quelle orecchie di udire le più belle melodie e a quella voce di farsi sentire, come mai avrebbe pensato di poter fare.

Non è utopia, non sono belle parole, l’amore, l’amore vero, puro, bello ed incondizionato può. Questo amore ha solo bisogno di mostrarsi, di uscire fuori, di essere proclamato e testimoniato con allegria, con energia,con fervore e vitalità, tutti doni che un giovane possiede in abbondanza ma che spesso non sa di avere o riesce solo a gestire male.

In questo e per questo il Paleari è un pugno allo stomaco per i giovani, lo è in quanto stimolo a darsi da fare, a non esitare nel professare la gioia, a non temere di guardare nell’altro per scovare se stesso, a non aver paura di trovare un senso anche dove non sembra esserci, a non aver paura di compiere ogni cosa “non per forza, ma per amore, o meglio, per forza d’amore”!

 



Piccola Casa della Divina Provvidenza
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Tel: 011.5225560 - FAX: 011.5225567
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